Erasmo in Torino

Nel settembre del 1506 Erasmo conseguì il dottorato in teologia a Torino. Nel settembre del 2026 mi trovavo in quella città per seguire le sue orme. Ho trovato spesso il nome Erasmo, ma purtroppo non mi è sembrato che il suo pensiero fosse ancora molto vivo in quella città.

Nel cortile dell’edificio universitario dove Erasmus ottenne all’epoca il dottorato, i suoi ammiratori posero nel 1876 una lapide commemorativa. Secondo Van Herwaarden (2001), lo ammiravano soprattutto in quanto simbolo, nel giovane Stato italiano di allora, del libero pensiero e dell’«anticlericalismo di sinistra».

Anche la Bottega d’Erasmo è un edificio universitario, ma purtroppo la segreteria che vi aveva sede si è trasferita all’inizio di quest’anno, quindi la porta rimane chiusa.

Sebbene sia un giorno di scuola, il cancello dell’Istituto d’Istruzione Superiore Erasmo da Rotterdam a Nichelino, vicino a Torino, sembra piuttosto chiuso. Un insegnante di passaggio, dopo la mia domanda, si rende conto che l’istituto prende probabilmente il nome da un certo Erasmo da Rotterdam. Sembra che molte scuole in Italia prendano il nome da personaggi famosi in modo apparentemente piuttosto casuale.

Il nome del prestigioso Centro Europeo di Studi Umanistici Erasmo da Rotterdam non è certo stato scelto a caso, ma durante il mio soggiorno nel Nord Italia non vi sono attività in programma e, quando, diretto a Torino, passo per Bianzè dove si trova il loro indirizzo postale, non riesco a scorgere nulla di erasmiano.

Mi resta solo da dire che sulla mappa di Torino figura un Liceo Linguistico privato intitolato a Erasmo da Rotterdam, ma che ha chiuso i battenti circa cinque anni fa.

Il periodo di massimo splendore storico di Torino iniziò solo mezzo secolo dopo Erasmo. Quando Erasmo conseguì il dottorato lì, non aveva una grande opinione né della città né dell’università. Non menziona Torino, o lo fa solo di sfuggita, ma valorizzò il suo titolo di dottorato per tutta la vita. A Torino il suo nome ricorre ancora abbastanza spesso, ma l’università dovrebbe forse valorizzare di più il suo dottorando più famoso di sempre.

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